C’è un’immagine che più di tutte racconta il nostro tempo: il cratere. Non solo quello fisico dei Campi Flegrei, ma quello simbolico, emotivo, sociale. Una ferita che si apre e lascia intravedere ciò che ribolle sotto la superficie. Si chiama Craterica la nuova mostra d’arte in programma da febbraio a maggio 2026 presso l’Art Garage, a cura di Luciano Marini. Quattro mostre personali, quattro artisti napoletani, un unico stato da attraversare: quello di un mondo che sta ridefinendo i propri confini. “Craterica è il nome della nostra ferita collettiva”, spiega Marini.“È il punto in cui il sistema sta per crollare e lascia spazio all’incandescenza dell’umano.” Non un tema, ma una condizione. Non una cornice, ma un bordo. Sovranità digitale e resilienza sociale: la materia contro il codice Nel cuore di questa mostra d’arte ci sono due espressioni che sembrano appartenere più alla politica e alla tecnologia che alla pittura: sovranità digitale e resilienza sociale. Eppure è proprio qui che la rassegna trova la sua radicalità. “In risposta a chi ci vede solo come dati immateriali con confini tracciati da algoritmi invisibili, la pittura interviene come atto di riappropriazione fisica”, dice Marini.“La sovranità digitale è la battaglia per la nostra pelle.”