Ci sono storie che nascono quasi per caso, in una stanza affittata vicino a una stazione, con ventitré anni in tasca e la voglia testarda di fare qualcosa di bello. La storia di Lux in Fabula è una di queste. Ed è, allo stesso tempo, la storia di Pozzuoli negli ultimi quarant’anni: il bradisismo, lo sgombero, le case abbandonate, la lenta rinascita, la memoria che rischia di svanire ogni giorno di più. Una stanza al Parco Bognar, l’inizio di tutto Siamo nel 1980. Claudio Correale — che di Lux in Fabula è il fondatore e l’anima — abita a Pendio d’Agnano e prende in affitto una stanza al Parco Bognar, vicino alla stazione di Pozzuoli. Ha ventitré anni. Poco dopo ne prende un’altra, ci dorme. Intorno a lui si raccolgono amici: un pittore che racconta i contenuti simbolici dell’impressionismo e del cubismo, un appassionato di fotografia il cui fratello gestisce un laboratorio fotografico ai Quartieri Spagnoli. È lì che nasce il seme, in quelle serate informali dove l’arte e l’immagine cominciano a diventare un linguaggio. Nel 1981 parte ufficialmente il Laboratorio Lux in Fabula, con i primi incontri dedicati alla pittura su vetro e alla fotografia. L’associazione vera e propria