Ci sono storie che nascono quasi per caso, in una stanza affittata vicino a una stazione, con ventitré anni in tasca e la voglia testarda di fare qualcosa di bello. La storia di Lux in Fabula è una di queste. Ed è, allo stesso tempo, la storia di Pozzuoli negli ultimi quarant’anni: il bradisismo, lo sgombero, le case abbandonate, la lenta rinascita, la memoria che rischia di svanire ogni giorno di più.
Una stanza al Parco Bognar, l’inizio di tutto
Siamo nel 1980. Claudio Correale — che di Lux in Fabula è il fondatore e l’anima — abita a Pendio d’Agnano e prende in affitto una stanza al Parco Bognar, vicino alla stazione di Pozzuoli. Ha ventitré anni. Poco dopo ne prende un’altra, ci dorme. Intorno a lui si raccolgono amici: un pittore che racconta i contenuti simbolici dell’impressionismo e del cubismo, un appassionato di fotografia il cui fratello gestisce un laboratorio fotografico ai Quartieri Spagnoli. È lì che nasce il seme, in quelle serate informali dove l’arte e l’immagine cominciano a diventare un linguaggio.
Nel 1981 parte ufficialmente il Laboratorio Lux in Fabula, con i primi incontri dedicati alla pittura su vetro e alla fotografia. L’associazione vera e propria vedrà la luce solo nel 1993, costituita legalmente da Claudio insieme ad altri diciotto soci, con sede alle Rampe dei Cappuccini a Pozzuoli — un indirizzo che è diventato nel tempo un punto di riferimento silenzioso ma solido per la cultura flegrea.

Il bradisismo come origine, non come paura
Nel 1982, Claudio sente le prime scosse nell’appartamento di Parco Bognar. Una notte, svegliato da un’esplosione, trova il pavimento della cucina completamente sollevato e spaccato al centro. Scende a chiamare i pompieri. Poi compra i giornali, ogni mattina, perché non esisteva internet, la televisione sfiorava l’argomento appena, e lui — laureando, con anni di università alla Sapienza di Roma alle spalle — si rende conto di non sapere quasi nulla di quel fenomeno che stava cambiando la sua città.
«Pure avendo studiato all’università, il bradisismo era l’argomento che non conoscevo», racconta oggi. E inizia a comprare e conservare tutti quei giornali, portandoli a casa di sua madre. Decine di copie, poi centinaia. Non lo sa ancora, ma sta costruendo un archivio.
Nel 1983, con lo sgombero, lascia l’appartamento. Ricomincia. Prima a Bagnoli, poi alla Pietra, poi alle Rampe dei Cappuccini, dove trova i locali che diventeranno la sede dell’associazione. «La signora mi disse: perché non lo prendi tu? È più luminoso, è più grande». E così quella sede luminosa diventa, negli anni Novanta, il cuore di serate dedicate alla fotografia, alla pittura, alla poesia, al teatro, al giornalismo — con cinquemila lire all’ingresso, un bicchiere di vino e un concerto. Un luogo di qualità e socialità in una Pozzuoli ancora tutta da ricostruire, con le case abbandonate intorno e il centro storico che sembrava aver perso il respiro.
Un’associazione culturale a Pozzuoli che guarda l’Europa
Tra le associazioni culturali di Pozzuoli, Lux in Fabula ha un primato particolare: la sua vocazione internazionale, costruita mattone dopo mattone a partire dal 1994, quando la Regione Campania contatta il neonato sodalizio per uno scambio culturale con la Germania sul tema della tolleranza.
«Andammo nel Meclemburgo, nella Pomerania occidentale, da poco riunificata. Era la ex DDR», racconta Claudio. Da quel viaggio nasce una rete che si allarga nel tempo: il Ministero della Gioventù tedesco, poi il Ministero degli Affari Sociali a Roma, poi le università di Londra, New York, la Nuova Zelanda. In oltre trent’anni, più di 70 scambi culturali internazionali e circa 800 giovani — di Pozzuoli, di Bagnoli, di Napoli — che hanno viaggiato in Europa gratuitamente grazie all’associazione. Un processo che Claudio chiama con una parola precisa: «de-provincializzazione». Capire come funziona l’associazionismo nel mondo, misurarsi con realtà diverse, portare a casa una visione più larga.

Quando la memoria rischia di perdersi: l’Archivio Virtuale del Bradisismo
Intorno al 2010, quei giornali accumulati per anni trovano finalmente il loro destino. L’associazione ospita decine di giovani del servizio civile e del volontariato. Serve qualcosa da fargli fare. Claudio tira fuori le sue collezioni — i giornali dell’ 83, i materiali della giornalista Eleonora Puntillo (che nel 2001 si era trasferita a Pozzuoli portando con sé archivi straordinari, tra cui le diapositive e i negativi del marito fotoreporter), i documenti delle crisi del ‘70 e dell’ 83 — e con uno scanner da cinquanta euro e un computer da quattrocentocinquanta nasce l’Archivio Virtuale del Bradisismo.
Oggi l’archivio conta diecimila pagine di giornali, riviste e libri digitalizzati, circa un migliaio di fotografie e oltre sessanta video. Tra questi, tre servizi giornalistici del marzo 1970, introvabili altrove, custoditi da un amico quasi per caso. E poi le fotografie che il fotoreporter marito della Puntillo scattò durante lo sgombero del Rione Terra — «almeno sette-otto pellicole» — molte delle quali non aveva mai pubblicato, scartate perché meno immediate, ma straordinarie come documento umano. Da quel materiale è uscito un libro — mille copie, andate a ruba — con tutte le fotografie dello sgombero.
«Ci contattano da tutto il mondo», dice Claudio. «Qualcuno ci ha scritto che aveva riconosciuto il nonno col sacco che scappava da Rione Terra». E da una cittadina al confine tra Francia e Italia, dove si era stabilita una comunità di puteolani, arrivano messaggi di gratitudine.
Città Vulcano e il patrimonio dei libri rari
Il secondo grande progetto digitale dell’associazione si chiama Città Vulcano: un portale di file sharing con la digitalizzazione di oltre duecento libri, molti antichi e rari, che vanno dalla storia di Napoli e dei Campi Flegrei alla cinematografia e alla fotografia. Tra questi, il Dubois del 1907 — una guida-ricerca su Pozzuoli scritta da un giovane architetto appassionato — di cui Lux in Fabula ha recuperato decine di copie dall’archivio dell’Azienda di Soggiorno e Turismo, quando stava per essere abbandonato. Qualcuno, rimasto anonimo, ha anche tradotto in italiano il volume originale in francese. Tutto scaricabile gratuitamente in pdf.
Poi c’è la collana editoriale: tra i titoli più preziosi, il Dialetto puteolano Saggio storico/grammaticale e il Vocabolario puteolano – italiano di Salvatore Brunetti, morto esattamente un anno fa, un «puteolano verace» che abitava al Parco Olivetti. Esaurito, più volte ristampato, cercato dalle scuole e dai privati che vogliono conservare una traccia di come si parlava davvero in questa città.

Il sogno del Museo del Bradisismo: un progetto bloccato dall’indifferenza
Tra tutti i progetti di Lux in Fabula, uno pesa più degli altri per quello che avrebbe potuto essere e non è stato. Nel 2022, insieme all’associazione Dialogos Lux in Fabula presenta all’ Invitalia un progetto per la realizzazione di un Museo del Bradisismo. Il finanziamento viene approvato: 70mila euro, di cui 15mila a carico dell’associazione e il resto a fondo perduto. Serviva solo una location. Una sala, un locale, uno spazio nel patrimonio edilizio del Comune di Pozzuoli.
Non è arrivata.
«Con tutti gli spazi inutilizzati del patrimonio edilizio del Comune di Pozzuoli non sono stati capaci di trovarci uno spazio», racconta Claudio con quella pacatezza di chi ha imparato a fare i conti con la delusione senza lasciarsene schiacciare. Alla fine del 2023 i fondi non erano stati spesi, il progetto è fallito. L’associazione avrebbe donato al museo tutto il suo patrimonio di giornali, libri, fotografie, video. Sarebbe rimasto qui, a Pozzuoli, per i cittadini e per i giovani. E anche le amministrazioni locali evidentemente in quel progetto non ci hanno creduto.

La lanterna magica e gli spettacoli del precinema
Non c’è solo la memoria da preservare, in Lux in Fabula. C’è anche la creazione, viva e curiosa. Nella sede delle Rampe dei Cappuccini è custodita una lanterna magica della metà dell’Ottocento — un proiettore originale, con lastre 8×8 centimetri. Con essa l’associazione mette in scena spettacoli di precinema: la storia di Alì Babà e i quaranta ladroni, La Bella e la Bestia, e soprattutto immagini di come erano Napoli e Pozzuoli alla fine dell’Ottocento, proiettate su parete bianca davanti a un pubblico seduto nella stanza.
«Ogni 28 dicembre facciamo uno spettacolo», racconta Claudio. «Perché il 28 dicembre 1895 è la data della prima proiezione pubblica dei Fratelli Lumière». E non è una simulazione video, non è una ricostruzione digitale. È il proiettore originale, le lastre originali, la luce che attraversa il vetro dipinto a mano. Probabilmente gli unici in Italia a farlo così.

Una realtà che esiste solo grazie alla sua gente
Lux in Fabula non riceve fondi pubblici. Mai. Le attività sono sostenute dai soci, dalle donazioni di amici, da qualche vendita di libri. Dei diciotto soci fondatori, oggi molti si sono trasferiti — chi a Roma, chi a Trieste, chi in Toscana — e rimangono tre o quattro persone che portano avanti tutto.
«Ho dedicato la mia vita a questo progetto. La faccio per il piacere di farlo». È una frase semplice, detta senza retorica. Ed è forse la cosa più importante che si può dire di quest’uomo e di questa associazione che da 45 anni, senza chiedere niente a nessuno, tiene accesa una luce nella favola flegrea.




6 risposte
Claudio è l’anima di Lux in Fabula.
La sua pacatezza vince tutti gli ostacoli.
Però è una vergogna che nessuna amministrazione abbia consentito la realizzazione del museo del bradisismo
Ciao Vincenzo, sì hai ragione, Claudio è una persona gentile e di cultura. E per il Museo del Bradisismo concordo che deve essere portato avanti, è un progetto che restituisce l’identità a Pozzuoli e ai Puteolani. Grazie
Da quel giovane universitario ” con ventitré anni in tasca ” al diversamente giovane di oggi , che , con la leggerezza di sempre ,punta il timone verso gli … anta , un ininterrotto susseguirsi di iniziative culturali , di passione , di studio , di ricerca , di documentazione , di impegno civile…
Una scia lunga 45 anni ….
Luminosa, anzi abbagliante…
Nella crepuscolare atmosfera che,invece ,.sembra gravare sulla città in questi anni.
È Lux , infatti : il destino nel nome….
Ma più che Lux in fabula , Lux in urbe…
Da Rampe Cappuccini a Dicearchia … e oltre.
Le luci della cultura…
E questo è solo l’inizio. Segui Lux in Fabula e vedrai la continuazione di una epopea…
la storia continua…