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IL PARCO SOMMERSO DI BAIA

Il Parco Sommerso di Baia è stato istituito il 7 Agosto del 2002, con Decreto Interministeriale, dal Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio di concerto con il Ministro per i Beni e le Attività Culturali, il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, il Ministro delle Politiche agricole e Forestali e d’intesa con la Regione Campania. Il parco si inserisce nel quadro delle 25 aree Marine Protette (AMP) attualmente istituite in Italia.

Il fenomeno del bradisismo discendente, che come evidenziato caratterizza da millenni l’area dei Campi Flegrei, ha determinato, negli ultimi 1.500 anni, lo sprofondamento della costa e l’immersione delle strutture costruite in epoca romana lungo il litorale. L’antica città di Baia era considerata, dall’aristocrazia dell’Urbe e dagli stesi imperatori, un luogo di villeggiatura privilegiato per l’amenità del paesaggio e per la presenza di acque termali.

In età imperiale la città sorgeva intorno ad un lago (Baianus Lacus) le cui sponde ospitavano lussuose ville e peschiere (come Villa dei Pisoni, la Villa a Protiro e Il Ninfeo Imperiale di Punta Epitaffio)

La città sommersa di Baia è stato il primo esperimento in Italia di archeologia subacquea, non solo sul piano scientifico della ricerca ed applicazione di una metodologia di indagine (per il rilevamento e lo scavo subacqueo), ma anche su quello della tutela, conservazione e valorizzazione.

Diversi sono stati i provvedimenti di tutela adottati dalla soprintendenza per salvaguardare questo patrimonio archeologico, tra cui: il vincolo archeologico, nel 1987, che poneva il divieto di alterare lo stato dei luoghi nella fascia marina di 500 m tra il porto di Baia e la foce di Lago Patria (al fine di salvaguardare i resti del Portus Iulius); specifiche ordinanze della capitaneria di porto, tra il 1994 ed il 1998, d’interdizione della commercio della pozzolana, di regolamentazione del transito delle motonavi commerciali attraverso il canale romane e di divieto di accesso per quelle aventi pescaggio a pieno carico superiore a 4 m; ed infine la richiesta, nel 2.000, di sospensione del traffico commerciale in seguito al grave danneggiamento delle strutture archeologiche sommerse arrecato da un traghetto incagliatosi nel fondale.

Con l’istituzione dell’AMP nel 2.002 il sito sommerso ha cominciato ad essere tutelato non solo per la componente archeologica, ma anche per quella biologica. L’ente gestore ha avuto quindi lo strumento idoneo per tutelare e valorizzare l’area in tutti i suoi aspetti sia archeologici, sia naturalistici, sia socioeconomici.