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IL PARCO ARCHEOLOGICO DI CUMA

Il Parco Archeologico di Cuma nasce nel 1927 nel corso delle grandi campagne di scavo, eseguite nei primi decenni del ‘900 sotto la direzione di A. Maiuri, che misero in luce gli edifici principali dell’acropoli. Da quel momento sono state condotte numerose ricerche  che hanno arricchito notevolmente le conoscenze relative al sito e consentito un notevole ampliamento della superficie demaniale del Parco, oggi pari a ca. 50 ettari. L’area attualmente visitabile è costituita dall’acropoli, che racchiude l’ Antro della Sibilla alle pendici della collina, poi salendo sulla rocca la Torre Bizantina con il Belvedere, la Terrazza Inferiore, tradizionalmente denominata Tempio di Apollo, e la Terrazza Superiore sulla sommità del Monte di Cuma, denominata Tempio di Giove. La città di Cuma è la più antica colonia greca d’Occidente, dalle origini mitiche cantate da Virgilio.

L’Antro della Sibilla, infatti, fin dall’antichità, è il luogo più famoso e misterioso di tutti i Campi Flegrei: alta circa 5 metri e lunga oltre 130, la grotta, la cui penombra è attraversata da lame di luce, è di straordinaria suggestione. Scavata nel tufo, interamente ad andamento rettilineo, termina in un vasto ambiente rettangolare che fa da vestibolo ad un ampio locale a tre nicchie, che si credeva sede della Sibilla Cumana. Studi recenti rimettono però in discussione questa interpretazione e propongono di ravvisare nell’Antro un’opera dell’antica ingegneria militare, un camminamento protetto scavato ai piedi delle mura che si inerpicavano verso l’Acropoli e destinato a proteggere il sottostante approdo: sulla terrazza esterna erano appunto posizionate le catapulte e le altre macchine belliche utilizzate per la difesa del porto.

Nell’area ai piedi dell’Acropoli, precocemente occupata dall’insediamento urbano, c’è il Foro di età sannitica e romana, sotto il quale si celano i resti dell’Agorà della città greca. Nell’area del Foro, è presente anche un grande complesso termale di età repubblicana, più volte restaurato fino ad età tardo antica. Le Terme risalgono agli inizi del II secolo d.C. e disponevano di due ingressi aperti a Sud e a Est; quest’ultimo immetteva in un vestibolo comunicante col frigidarium, l’altro invece si affacciava sullo spiazzo della palestra. Gli ambienti riscaldati si allineavano a Sud secondo l’abituale successione di tepidarium, sudatio e calidarium. Più oltre, verso Ovest, si conservano i resti del praefurnium e a Nord-Est del corpo principale si trova una cisterna divisa in quattro compartimenti.

Il monumento più rilevante è il tempio grandioso di Giove, di età ellenistica (III secolo a.C.), sorto sul sito di un tempio di età arcaica trasformato poi in Capitolium e restaurato a varie riprese fino all’età romana imperiale, epoca alla quale risalgono le statue colossali di culto in marmo, ora conservate al Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Fuori della cinta fortificata, è la Necropoli settentrionale di cui fa parte una tomba principesca straordinaria della fine dell’VIII secolo a.C. (Tomba Artiaco 105, il cui corredo è conservato al Museo Archeologico Nazionale di Napoli), una grande tomba sotterranea a tholos (con volta a pseudo cupola in blocchi di tufo) del IV secolo a.C. ed una tomba monumentale di età imperiale romana, dalla quale provengono resti umani privi di cranio, sostituito da maschere di cera. Dal lato opposto della città, fuori le mura, è l’ Anfiteatro, costruito in opera incerta, risalente al tardo II secolo a.C., uno dei più antichi della Campania e del mondo romano.