La Solfatara

La Solfatara “ … fumerà per sempre e per ricordare ai mortali che le radici sono infocate, ardenti, esplosive.”

E’ un vulcano che giace qui da quasi 4000 anni, il più giovane dei vulcani di Agnano e di poco precedente la nascita degli Astroni; è un vulcano attivo e come tale ha continue manifestazioni fumaroliche, tremori sismici e deformazione ciclica del suolo, e per questi motivi è strettamente sotto controllo degli scienziati che ne studiano i mutamenti.

La visita all’interno del vulcano rappresenta un’esperienza unica e suggestiva: il suolo è costituito prevalentemente da materiale argilloso – siliceo di colore biancastro (bianchetto); nella zona centrale nubi di vapore si levano dalla fangaia, la depressione contro cui gorgogliano incessantemente bolle di gas in caldi fanghi grigiastri; in contrasto con il biancore del suolo, il verde della macchia mediterranea ricopre i ripidi pendii e la parte più alta del fondo del cratere; sul versante a sinistra del cratere un’opera in muratura con due strutture ad arco, consentendo di captare i vapori caldi, possono essere utilizzate come sudatori naturali.

 

Curiosità…

Nel 1950 proprio nella fangaia del Vulcano Solfatara Totò ha girato alcune scene del film  “47, il morto che parla”, in particolare la scena del finto inferno; le fumarole di gas sulfureo che si levano dalla fangaia sostituirono l'uso degli effetti speciali, utilizzando in tal modo un paesaggio assolutamente naturale.

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