Bacoli

Bacoli una terra dove il mito e la storia convivono e si sovrappongono, dove la natura, per la maggior parte ancora incontaminata, offre spettacoli che lasciano senza fiato.

Questa cittadina, distante circa 20 km da Napoli, fu luogo di villeggiatura rinomato in epoca romana quasi quanto la vicina Baia, rispetto alla quale offriva una maggiore quiete. Di “Bauli” Sìmmaco diceva:”…Lasciai quel luogo perché c’era pericolo che se mi fossi affezionato troppo al soggiorno di Bauli, tutti gli altri luoghi che mi restano da vedere non mi sarebbero piaciuti". Di quel periodo ancora oggi si ammirano resti notevoli, perfettamente conservati in uno scenario unico, le Cento Camerelle, la Piscina Mirabile, il cosiddetto Sepolcro di Agrippina.

Tomba di Agrippina

Unica parte superstite di una villa marittima sorta nell’area dell’odierna marina di Bacoli, l’edificio è un odeon, vale a dire un piccolo teatro; innalzato in epoca augustea o giulio-claudia, intorno agli inizi del II sec. D. C. è stato trasformato in un ninfeo ad emiciclo. Strutturalmente, il monumento presenta tre emicicli, due superiori, posti alla medesima quota, ed uno inferiore. Quest’ultimo (al quale si accede sulla sinistra) si qualifica come un corridoio semianulare, coperto da una volta decorata da riquadri in stucco similmente alle pareti vivacizzate da finestre e da nicchie curvilinee. Il corridoio inferiore immetteva in un altro ambulacro che probabilmente adduceva alle altre strutture della villa. All’esterno, ben visibile dall’attuale ingresso, si nota una scala che conduceva all’emiciclo superiore, coperto da una volta rampante e con un prospetto scandito da finestre intervallate da tre porte ad arco. Ad esso poteva accedersi anche per mezzo di un’altra rampa di scale ubicata sulla sinistra, in un piccolo ambiente dalla pianta irregolare. Nel secondo emiciclo vi erano due scale (ne resta una sola) che conducevano alla parte superiore, dove si conservano i resti di una gradinata in opera reticolata. Il terzo emiciclo si colloca alle spalle del secondo ed è oggi privo della volta e di una porzione del muro esterno mentre quello interno conserva ancora l’originaria scansione determinata da semicolonne con fusti rivestiti di stucco e capitelli del medesimo materiale. I setti murari che suddividono il corridoio in vari piccoli ambienti sono ascrivibili alla ristrutturazione del II sec. D. C.

Sacello degli Augustali

Tornato all luce nel 1967 il complesso, eretto in epoca augustea o primo giulio-claudia e dedicato al culto degli imperatori divinizzati, ha restituito una grande quantità di epigrafi, elementi architettonici in marmo e sculture attualmente esposti nel Castello di Baia (sede del Museo Archeologico dei Campi Flegrei). Articolato in un cortile porticato con tre edifici sul lato fondo, il monumento risente degli effetti della subsidenza sicchè è ricoperto da circa un metro d’acqua. L’edificio centrale, preceduto da un altare collocato nel cortile, è il tempio vero e proprio, impostato su un basso podio raggiungibile per mezzo di una scalinata sul prospetto già ornata di statue. La facciata, interamente rimaneggiata nel II sec. D.C., era tetrastila con capitelli di tipo pergameno mentre l’epistilio e le sculture frontonali ricordavano i lavori fatti eseguire da Cassia Victoria, moglie dell’augustale L.Laecanius Primitivus vissuto all’epoca di Marco Aurelio. Oltrepassato il pronao della pavimentazione musiva, si scorge il vano rettangolare della cella, parzialmente scavato nel tufo. Marmi policromi ornavano le pareti e la banda centrale del pavimento e nicchie per statue ospitavano, sul fondo, i simulacri di Vespasiano e Tito mentre nell’abside centrale doveva trovarsi un’immagine di Augusto. I due ambienti laterali, a pianta rispettivamente rettangolare e quadrata, si sviluppavano per due piani ed erano riservati alle riunioni dei membri del collegio degli Augustali.

Teatro di Miseno

Edificato non lontano dal Sacello degli Augustali e dall’antica area forense, il teatro di Misero fu addossato al pendio tufaceo della collina ed ebbe dimensioni piuttosto contenute. Ricoperto da moderne strutture abitative, è visibile solo in parte: il percorso di visita riguarda un tratto del corridoio inferiore dal quale si originavano diverse gallerie radiali poi occlue con setti murari. Particolare degno di nota è un tunnel che, dal fondo della tredicesima arcata, attraversa la collina terminando direttamente sul mare: si è supposto che si collegasse con una strada costiera.

Grotta della Dragonara

E’ una capace cisterna visibile sulla spiaggia di Miseno ed è parte di un più ampio ed inedito complesso monumentale che si prolunga nel mare. Scavata nel tufo e foderata di opera reticolata ricoperta da un intonaco impermeabile in cocciopesto, la cisterna è suddivisa in cinque navate da quattro file di pilastri irregolari che reggono la copertura voltata alta dai 3,50 ai 7 metri. Secondo diversi studiosi, il nucleo edilizio includente la Grotta della Dragonara sarebbe da identificare con la celebre villa di Lucullo, già appartenuta a Caio Mario e poi confluita nel demanio imperiale. Tacito ricorda che qui morì Tiberio e Fedro la descrive come “posta sull’alto colle dalla mano di Lucullo, affacciata da un lato sul mare di Sicilia e dall’altro sul Tirreno”.

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