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Ischia

Geografia

Ischia è la più grande dell’arcipelago delle isole Flegree ed un’importante meta del turismo internazionale. Il rilievo più elevato è rappresentato dal Monte Epomeo, alto 788 metri e situato nel centro dell’isola. Si tratta di un horst, vulcano tettonico, ossia un blocco di crosta terrestre che si è sollevato rispetto a quella circostante a causa della spinta magmatica (horst è un termine tedesco che vuol dire scoglio). Quindi non è un vulcano, come molti pensano

 

Storia

Ischia è il primo insediamento della Magna Grecia. Nel 1955 grazie agli scavi archeologici cominciati pochi anni prima fu ritrovato nella necropoli di San Montano, ai piedi della collina di Monte Vico nella parte nord-occidentale dell’isola (Lacco Ameno), la Coppa di Nestore. L’incisione laterale di questo reperto archeologico (725 a. C.) rappresenta il primo frammento di poesia conservato nella sua stesura originale, al pari dei celebri poemi omerici.

Se dagli scavi è emerso che i greci realizzarono nella parte nor ovest dell’isola la colonia di Pithecusa, il successivo ritrovamento, tra il 1993 e il 1995, nella zona sud ovest dell’isola in località Punta Chiarito (Forio) di una fattoria di agricoltori, consente di collocare l’insediamento dei coloni una ventina di anni prima rispetto all’ipotesi originaria. Quel che è certo, la posizione strategica dell’isola, vicina alla terraferma, eppure distante, relativamente piccola, quindi facilmente governabile, ma ricca di risorse, fu il fattore decisivo per i coloni greci nella scelta di insediarvisi.

L’instabilità sismica del territorio determinò il progressivo spopolamento della colonia – che nel suo periodo di maggiore splendore pare arrivò a contare 10.000 abitanti – a favore di Cuma.

Nel 474 a. C. l’isola fu occupata da Gerone I, tiranno di Siracusa. I Cumani intesero risarcirlo per l’aiuto ricevuto nella guerra contro i Tirreni, consegnandogli di fatto l’isola.

Dopo i Greci fu la volta dei Romani. Nello specchio d’acqua davanti l’isolotto del Castello Aragonese, sul versante orientale dell’isola in località Cartaromana (Ischia), sono stati trovati reperti di un’antica fabbrica di vasellame ed una fonderia di stagno e piombo, da cui pare l’altro antico nome di Ischia, Aenaria.

Va detto che i Romani non investìrono più di tanto su Ischia. Sicuramente non come fecero a Cuma, Baia, Pozzuoli, Capri. Quest’ultima, come sappiamo, fu addirittura dimora preferita dell’imperatore Tiberio.

Dopo il disfacimento dell’Impero Romano seguirono secoli di saccheggi e barbarie ad opera di Visigoti, Vandali, Arabi. Particolarmente virulente, dal IX -X secolo fino alla fine del XVI secolo, le incursioni di questi ultimi, genericamente chiamati Mauri o Saraceni. Nacque così l’esigenza da parte della popolazione locale di costruire “osservazioni fortificate” con funzioni di avvistamento e difesa su tutto il territorio isolano. Il primo piano integrato di realizzazione di strutture difensive costiere fu per opera degli Angioini, seguiti, con maggior successo, dagli Aragonesi.

La diversa geometria delle torri, presenti in particolar modo nel comune di Forio, alcune a base circolare e struttura conica (periodo angioino), altre a base quadrata e con mura più spesse (periodo aragonese), risente dei diversi stili architettonici delle due dinastie. Uguale considerazione per il Castello di Ischia, la cui fortificazione fu iniziata da Carlo I D’Angiò e poi terminata, due secoli dopo, da Alfonso V di Aragona.

 

Gli Aragonesi, anche attraverso la famiglia alleata dei D’Avalos, governarono l’isola, non senza turbolenze, ininterrottamente per quasi tre secoli. Le cose cambiarono attorno agli anni ‘40 del 1600 quando il Regno di Spagna, sotto la dinastia asburgica, si trovò al centro di una serie di conflitti con le altre potenze europee e con sollevazioni nelle periferie dell’Impero, per far fronte alle quali si rese necessario un inasprimento del prelievo fiscale sulle attività dei sudditi.

Ai D’Avalos, sempre fedeli alle diverse dinastie succedutesi sul trono del Regno di Napoli, fu accordata la possibilità di determinare autonomamente l’imposizione fiscale sui territori di loro pertinenza, cosa che provocò un’accresciuta disistima nei confronti della famiglia, culminata in una sommossa popolare dopo la morte di Michelangelo D’Avalos (1729). La sommossa riguardò anche Ischia, che, terminato il periodo asburgico, passò sotto il controllo diretto della corona dei Borbone, sino al disfacimento del Regno delle due Sicilie e al successivo avvento dell’unità d’Italia.

Durante il periodo borbonico furono realizzate importanti opere: numerose strade, l’acquedotto, ma soprattutto l’inaugurazione del porto, avvenuta nel settembre del 1854 per volere di Ferdinando II. Tale evento aprì nuovi e decisivi orizzonti per l’economia ischitana.

 

Le Terme a Ischia

Oggi Ischia è una rinomata meta turistica soprattutto per le cure termali, che sono ben conosciute e utilizzate fin dall’antichità. La sua natura vulcanica rende Ischia uno dei maggiori centri termali d’Europa, che richiama turisti da tutto il mondo. Le acque termali ischitane sono alcaline. Già i primi coloni Euboici (VIII secolo a.C.) apprezzavano e usavano le acque delle sorgenti termali dell’Isola.

I Greci infatti utilizzavano le acque termali per ritemprare lo spirito e il corpo e come rimedio per la guarigione dei postumi di ferite di guerra (in epoca pre-antibiotica) attribuendo alle acque e ai vapori che sgorgavano dalla terra poteri soprannaturali; non a caso presso ogni località termale sorgevano templi dedicati a divinità come quello di Apollo a Delfi.

Strabone, storico e geografo greco, cita nella sua monumentale opera geografica l’Isola d’Ischia e le virtù delle sue sorgenti termali. Se i Greci furono i primi popoli a conoscere i poteri delle acque termali, i Romani le esaltarono come strumento di cura e relax attraverso la realizzazione di Thermae pubbliche e utilizzarono sicuramente e proficuamente le numerose sorgenti dell’Isola anche senza fastosi insediamenti; nell’Isola infatti non sono state rinvenute, come invece a Roma e in altri centri termali dell’antichità, imponenti vestigia di edifici termali probabilmente per le eruzioni vulcaniche e i terremoti che frequentemente ne hanno violentemente scosso le balze. Il declino della potenza di Roma coincise con l’abbandono dell’uso dei bagni anche a Ischia: non ci sono infatti tracce dell’uso delle acque nel Medioevo.

Di terme e termalismo si riprende attivamente a parlare nel Rinascimento e un impulso decisivo alla moderna medicina termale venne dato da Giulio Iasolino, un medico calabrese, docente presso l’Università di Napoli, che verso la fine del Cinquecento, affascinato dal clima e dai fenomeni di vulcanismo secondario (fumarole e acque termali), intuendo le potenzialità terapeutiche del mezzo termale, effettuò un meticoloso censimento delle sorgenti dell’Isola (per la prima volta appare la ricchezza idrogeologica del territorio isolano), ne individuò la composizione delle acque e compì dettagliate osservazione circa gli effetti delle stesse su numerose patologie che affliggevano i suoi contemporanei .

Con la pubblicazione del trattato “De’ Rimedi Naturali che sono nell’Isola di Pithecusa, oggi detta Ischia, Iasolino liberò le acque termali di Ischia da quell’alone magico che fino ad allora ne aveva condizionato l’utilizzo. Dopo le esperienze di Iasolino, agli inizi del Seicento, considerando che molte guarigioni si ottenevano con l’uso dei bagni termali e che le cure a Ischia, abbastanza costose, potevano permettersele solo nobili e ricchi borghesi, un gruppo di nobili filantropi napoletani fece edificare nel comune di Casamicciola il “Pio Monte della Misericordia”, “stabilimento termale (per l’epoca) più grande d’Europa”, per permettere anche a chi non aveva adeguate possibilità economiche di godere delle qualità terapeutiche delle locali acque termali.

Dal Seicento alla metà del Novecento vennero costruiti in prossimità delle più rinomate sorgenti termali numerosi stabilimenti e strutture ricettive che fecero dell’Isola d’Ischia una rinomata stazione internazionale di cura e soggiorno dove vennero a curare le malattie del corpo, e non solo, personaggi celebri come Giuseppe Garibaldi, dopo la battaglia di Aspromonte, Camillo Benso conte di Cavour, Arturo Toscanini.

Nel 1932 Linda Helene Penzel trasforma la casa di famiglia del marito Alberto Mattera nel primo albergo di Sant’Angelo d’Ischia, l’Hotel Miramare, diventando così pioniera del turismo locale e dagli anni sessanta, grazie ad Angelo Rizzoli che aveva una villa a Lacco Ameno, l’Isola d’Ischia e le sue acque termali si aprono ai grandi flussi turistici, con una specifica attività di ricerca scientifica sul termalismo.